L’idea in breve
I musulmani credono che la morte sia un ritorno a Dio, che ogni persona sarà risuscitata e giudicata con perfetta giustizia, e che l’esito sia una vita futura in paradiso o all’inferno. Queste credenze plasmano il modo in cui i musulmani affrontano la mortalità, vivono il lutto e seppelliscono i propri morti.
Un ritorno, non una fine
Quando apprendono di una morte, i musulmani dicono spesso inna lillahi wa inna ilayhi raji‘un: “apparteniamo a Dio e a Lui ritorniamo”, da Corano 2:156. La morte è intesa come un passaggio, decretato per ogni anima, non come un incidente che vanifica i disegni di Dio.
Corano 3:185 afferma che ogni anima gusterà la morte e che la piena ricompensa verrà nel Giorno della Risurrezione. La vita presente è descritta come una prova e un luogo di preparazione, preziosa in sé ma non definitiva.
Tra la morte e la risurrezione
L’insegnamento islamico descrive uno stato intermedio, il barzakh, tra la morte e il Giorno della Risurrezione. Il Corano lo menziona brevemente in 23:100; la letteratura degli hadith descrive più nel dettaglio l’esperienza della tomba. Gli studiosi divergono su quanto letteralmente vadano lette queste descrizioni.
I musulmani pregano per i defunti, fanno la carità a loro nome e credono che le buone azioni avviate in vita, come una conoscenza utile o un’opera di carità continuativa, continuino a contare. La comunicazione con i defunti o la ricerca della loro intercessione è una questione su cui le tradizioni musulmane divergono.
Un giudizio con perfetta giustizia
Nel Giorno del Giudizio tutte le persone saranno risuscitate e le loro azioni pesate. Corano 21:47 promette che nessuna anima subirà il minimo torto e che anche il peso di un atomo sarà presentato. Corano 99:7–8 dice che chi avrà fatto il bene del peso di un atomo lo vedrà, e chi avrà fatto il male del peso di un atomo lo vedrà.
La giustizia è accompagnata dalla misericordia. I musulmani sperano nel perdono e nell’intercessione che, secondo la loro fede, il Profeta compirà con il permesso di Dio. L’esito del giudizio appartiene soltanto a Dio; nessuna persona può pronunciarsi su quale sarà la sorte di un’altra.
Il paradiso e l’inferno
Il Corano descrive il paradiso, al-Janna, come giardini sotto i quali scorrono fiumi, con pace, compagnia e vicinanza a Dio. L’inferno, Jahannam, è descritto come fuoco, rimpianto e separazione. Gli studiosi musulmani discutono fino a che punto queste descrizioni siano letterali e fino a che punto trasmettano realtà che vanno oltre l’esperienza presente.
Lo scopo di questi passi è morale e spirituale: dare peso alle scelte e volgere le persone verso Dio. L’insegnamento islamico afferma anche che la misericordia di Dio abbraccia ogni cosa e mette in guardia dalla disperazione quanto dalla compiacenza.
Come i musulmani seppelliscono i propri morti
Un funerale musulmano è semplice e tempestivo. Il corpo viene lavato, avvolto in un semplice telo bianco e su di esso si recita una breve preghiera in piedi chiamata salat al-janaza. Segue la sepoltura, non la cremazione, di solito entro un giorno, con il corpo adagiato sul fianco destro rivolto verso La Mecca. Le tombe sono mantenute sobrie.
Il lutto è consentito; i lamenti e le manifestazioni di disperazione sono scoraggiati. Familiari e comunità fanno visita, portano cibo e porgono le condoglianze per tre giorni. Una vedova osserva un periodo di attesa di quattro mesi e dieci giorni. Le pratiche variano secondo la cultura, ma i riti fondamentali sono condivisi da tutte le tradizioni.
Fonti e letture di approfondimento
- Qur’an 2:156 Apparteniamo a Dio e a Lui ritorniamo.
- Qur’an 3:185 Ogni anima gusterà la morte.
- Qur’an 23:99-100 Il barzakh tra la morte e la risurrezione.
- Qur’an 21:47 Le bilance della giustizia nel Giorno della Risurrezione.
- Qur’an 99:7-8 Il peso di un atomo di bene o di male.
- Qur’an 2:234 Il periodo di attesa della vedova.
Sintesi introduttiva originale, non una traduzione diretta delle scritture. Preparata il 21 ottobre 2026. La revisione religiosa da parte di persone qualificate è ancora in sospeso. Il nostro approccio editoriale.
