L’idea in breve

Halal significa lecito e haram significa proibito. I termini si applicano al cibo e alle bevande, ma anche al guadagno, all’abbigliamento, alle relazioni, al linguaggio e all’intrattenimento. Nel diritto islamico la regola di base è che le cose sono lecite a meno che una fonte non le proibisca, e la necessità può sospendere un divieto.

Il principio di liceità

Il diritto islamico parte dalla presunzione che le cose siano lecite. Corano 2:168 invita le persone a mangiare di ciò che sulla terra è lecito e buono. I divieti sono specifici e relativamente pochi; al di là di essi si apre un ampio spazio di scelta personale. Gli studiosi riconoscono anche categorie intermedie: raccomandato, neutro e sconsigliato.

Corano 2:173 e 5:3, dopo aver elencato i cibi proibiti, affermano che chi è costretto dalla necessità non commette colpa. La preservazione della vita ha la precedenza sulle regole alimentari.

Cibo e bevande

Tra i cibi proibiti ci sono la carne di maiale, le carogne, il sangue e gli animali macellati nel nome di qualcosa che non sia Dio. La carne è halal quando l’animale è macellato da un musulmano, un ebreo o un cristiano pronunciando il nome di Dio e facendo defluire il sangue; il cibo della Gente del Libro è esplicitamente permesso in 5:5. I prodotti del mare sono generalmente permessi, con alcune differenze tra le scuole.

Le sostanze inebrianti sono proibite da 5:90–91, che le associa al gioco d’azzardo. La maggior parte dei musulmani evita quindi completamente l’alcol, anche in cucina. Gelatina, enzimi e aromi possono sollevare dubbi sulla loro provenienza, ed è per questo che esistono prodotti con certificazione halal.

Denaro e lavoro

Il guadagno deve essere lecito: niente frode, niente furto, niente sfruttamento e niente riba, l’interesse sui prestiti, proibito da 2:275. Il commercio, l’investimento in beni reali e la partecipazione agli utili e alle perdite sono permessi; la finanza islamica cerca di strutturare l’attività bancaria su queste basi. I musulmani evitano di guadagnare dall’alcol, dal gioco d’azzardo o dalla pornografia.

Le opinioni divergono sulle zone grigie, come lavorare in una banca in un ruolo che non riguarda gli interessi o avere un mutuo quando non esistono alternative. Gli studiosi hanno affrontato a lungo queste questioni; le singole persone chiedono consiglio a chi ritengono affidabile.

Abbigliamento e modestia

Il Corano chiede sia agli uomini sia alle donne di abbassare lo sguardo e di custodire la propria modestia, 24:30–31. Gli uomini coprono almeno dall’ombelico al ginocchio; alle donne si chiede di coprire i propri ornamenti e di far scendere i veli sul petto. Il modo in cui queste indicazioni si applicano nel dettaglio, compreso lo hijab, è stato interpretato in modi diversi nelle varie tradizioni e culture.

L’abbigliamento riflette anche la cultura. Un thawb nel Golfo, uno shalwar kameez in Asia meridionale, una camicia batik in Indonesia e un completo a Londra possono essere tutti abiti musulmani modesti. La barba e il copricapo per gli uomini sono raccomandati da molti, ma non sono ritenuti obbligatori da tutti.

Vivere con queste categorie

La maggior parte dei musulmani applica queste regole senza ansia: legge le etichette, sceglie i ristoranti, rifiuta un drink e va avanti con la propria vita. Quando una persona è rigorosa su un punto e più rilassata su un altro, ciò riflette spesso la sua scuola, la sua cultura o il suo giudizio personale.

Per chi si avvicina all’islam, la lezione utile è la forma del sistema: pochi divieti chiari, un ampio spazio di libertà, un forte principio di necessità e un’aspettativa di responsabilità personale.

Fonti e letture di approfondimento

Sintesi introduttiva originale, non una traduzione diretta delle scritture. Preparata il 21 ottobre 2026. La revisione religiosa da parte di persone qualificate è ancora in sospeso. Il nostro approccio editoriale.