L’idea in breve

I musulmani credono che il Corano sia stato conservato esattamente come fu rivelato. Storicamente fu trasmesso attraverso la memorizzazione e la scrittura durante la vita del Profeta, raccolto in un unico volume poco dopo la sua morte e standardizzato sotto il califfo Uthman. Oggi si legge a partire da un unico testo consonantico e si recita secondo un numero ristretto di letture riconosciute.

Un libro recitato

La parola Corano significa recitazione. La rivelazione fu trasmessa oralmente, imparata a memoria dai compagni del Profeta e recitata nella preghiera quotidiana. La scrittura la accompagnò fin dall’inizio: i compagni annotavano i passi su pergamena, cuoio, ossa e steli di palma man mano che venivano rivelati.

Questa duplice trasmissione, orale e scritta, è centrale nella concezione musulmana della conservazione del testo. Corano 15:9 afferma che Dio stesso custodisce il Monito; i musulmani lo leggono come una promessa realizzata attraverso la comunità che lo ha memorizzato e trasmesso.

La raccolta dopo il Profeta

Dopo la morte del Profeta nel 632, e in seguito alla morte in battaglia di molti di coloro che conoscevano il Corano a memoria, il primo califfo Abu Bakr incaricò Zayd ibn Thabit, uno scriba del Profeta, di riunire le registrazioni scritte in un’unica raccolta, verificata sulla memoria dei compagni.

Intorno al 650 il terzo califfo, Uthman, fece realizzare copie standard di questa raccolta e le inviò nelle principali città, con l’istruzione di ritirare le altre varianti scritte. Ciò stabilì un unico testo consonantico, il codice uthmaniano, usato sia dai musulmani sunniti sia da quelli sciiti.

I primi manoscritti

Si conservano frammenti di manoscritti del Corano risalenti al primo secolo islamico. Diversi di essi, tra cui fogli custoditi a Birmingham, Parigi, San Pietroburgo e Sana‘a, sono stati datati al radiocarbonio o attribuiti su base paleografica al VII secolo. Il loro testo corrisponde al Corano che si legge oggi, con differenze ortografiche antiche e, in alcuni casi, varianti dovute agli scribi.

Nei secoli successivi la scrittura fu perfezionata con punti per distinguere le lettere e segni per indicare le vocali, rendendo il testo più facile da leggere per i non arabi. Il contenuto che questi segni codificano era già stato fissato dalla trasmissione orale.

Le letture riconosciute

All’interno dell’unico testo uthmaniano, piccole differenze di pronuncia e di vocalizzazione furono trasmesse da maestri recitatori. Gli studiosi riconobbero come autentico un numero limitato di queste letture, le qira’at. La lettura di Hafs da ‘Asim è oggi la più diffusa; quella di Warsh da Nafi‘ è comune in Africa settentrionale e occidentale.

Queste letture non sono versioni diverse del libro. Sono modi tramandati di dare voce a un unico testo, e gli studi musulmani le documentano con cura invece di nasconderle.

La memorizzazione oggi

Una persona che ha imparato a memoria l’intero Corano è chiamata hafiz. Ce ne sono milioni nel mondo, tra cui bambini e persone che non hanno l’arabo come prima lingua. La recitazione con la pronuncia corretta segue regole chiamate tajwid.

Questa memoria vivente, ininterrotta nell’arco di quattordici secoli, è il cuore di ciò che i musulmani intendono quando dicono che il Corano è stato conservato. La pagina stampata registra ciò che la comunità porta già con sé.

Fonti e letture di approfondimento

Sintesi introduttiva originale, non una traduzione diretta delle scritture. Preparata il 21 ottobre 2026. La revisione religiosa da parte di persone qualificate è ancora in sospeso. Il nostro approccio editoriale.